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STATISTICA - Varese lavoro: il peso dell'emergenza sanitaria

A fine 2020, in provincia di Varese gli occupati sono diminuiti di oltre 9mila unità, scendendo a quota 375mila rispetto ai 384mila lavoratori dei dodici mesi precedenti. I dati, che subiscono le conseguenza dell’allerta sanitaria, sono stati elaborati dall’Ufficio Studi e Statistica di Camera di Commercio, su base Istat, e ora sono disponibili sul portale OsserVa.

«Dall’analisi– sottolinea il presidente Fabio Lunghi –, emerge subito la profonda sofferenza del comparto del Commercio, con in particolare il settore alberghiero e quello della ristorazione: qui, si sono persi 6.600 posti di lavoro. Il tutto tenendo conto che vi sono aspetti dell’emergenza occupazionale non ancora catturati appieno dai numeri: gli ammortizzatori sociali, il blocco dei licenziamenti e gli aiuti economici erogati alle imprese hanno di fatto, per il momento, attenuato l’onda di piena più severa sul mercato del lavoro. In questo contesto, diventa fondamentale la piena operatività del “Decreto Sostegni”, i cui contenuti sono stati annunciati dal presidente del Consiglio Draghi».

Intanto, il tasso di occupazione provinciale è sceso dal 66,7% al 65,5%, evidenziando la stessa dinamica negativa che si registra a livello lombardo (da 68,4% a 66,9%) e nazionale (da 59% a 58%). Diminuzione dell’occupazione che non si è riversata in un aumento della disoccupazione, ovvero delle persone che sono alla ricerca attiva di un lavoro. Pesa, infatti, l’effetto scoraggiamento legato all’attuale situazione: la maggior parte delle persone che hanno perso il lavoro non si sono messe alla ricerca di nuova occupazione. Sono invece andate a ingrossare il numero degli “inattivi”, coloro che sono fuori dal mercato del lavoro poiché non sono né occupati né alla ricerca di un’occupazione. Il numero degli inattivi è così cresciuto da 164mila a 173mila con un incremento del tasso di inattività, passato dal 29,4% al 31%.

Paradossalmente, il tasso di disoccupazione provinciale scende allora dal 5,4% al 4,9%, evidenziando la stessa dinamica che si registra a livello regionale (dal 5,6% al 5%) e nazionale (dal 10% al 9,2%) ma non è da leggersi come un segnale incoraggiante. Nel 2020, in provincia di Varese, sono oltre 19mila le persone in cerca di occupazione, di cui 9mila uomini e 10mila donne.

Entrando ulteriormente nel dettaglio dei dati, si evidenzia che, almeno per il momento, sono le donne quelle che stanno subendo gli effetti della crisi: le occupate calano da 171mila a poco più di 162mila e, parallelamente, il tasso di occupazione femminile scende dal 59,6% al 57%. Una cifra che risulta sotto la media lombarda (59,3%), ma ancora decisamente superiore a quella italiana (49%).

Come già più volte evidenziato, le donne stanno evidenziando problemi occupazionali poiché maggiormente occupate nei settori e nelle professioni più colpiti dalla crisi (turismo, ristorazione, commercio e servizi in genere), poiché più spesso impiegate con contratti a termine e maggiormente esposte ai problemi legati alla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, che si sono acuiti nell’ultimo anno.

Probabilmente per effetto delle misure messe in campo dal Governo, l’occupazione maschile a livello provinciale rimane invece stabile, con un tasso di occupazione pari al 74% (74,3% il dato lombardo e 67,2% quello nazionale).

In generale, risultano penalizzati anche i giovani dai 15 ai 29 anni, spesso impiegati con contratti a termine o atipici e meno tutelati, che vedono salire il livello di disoccupazione al 17% dal 13,5% del 2019, superando la media lombarda (13%) ma rimanendo ampiamente al di sotto del dato italiano (22%). Parallelamente è diminuita l’occupazione giovanile, che è scesa dal 38% al 35,6% (38,2% a livello lombardo e 29,8% a livello nazionale).

In provincia di Varese sono, poi, i lavoratori indipendenti a registrare una variazione negativa più marcata in termini percentuali: -5,1%, con quasi 4mila occupati in meno, mentre i dipendenti registrano un -1,8%, pari a poco meno di 5.500 persone.

Infine, sono 70milioni le ore di cassa integrazione autorizzate totali lo scorso anno (per dare un termine di confronto, furono 53 i milioni durante la crisi finanziaria del 2009) mentre le assunzioni si sono ridotte del 24%: gli avviamenti al lavoro registrati dai Centri per l’Impiego della provincia di Varese sono diminuiti dagli oltre 116mila del 2019 ai meno di 88mila nel 2020, a testimonianza di una frenata sostanziale del turn-over e della mobilità dei lavoratori.

Nel frattempo, si è in attesa che dall’8 aprile diventino operative le misure a sostegno del lavoro contenute nel “Decreto Sostegni”. Così, le aziende che hanno la cassa integrazione ordinaria potranno chiedere 13 settimane tra il 1° aprile e il 30 giugno di quest’anno con causale Covid senza contributo addizionale. Secondo la bozza entrata in Consiglio dei Ministri, saranno invece concesse al massimo 28 settimane tra il primo aprile e il 31 dicembre 2021 per quei lavoratori che non sono tutelati da ammortizzatori ordinari ma hanno l'assegno di solidarietà o la cassa in deroga. Anche in questo caso non è chiesto un contributo addizionale. Parallelamente, il blocco dei licenziamenti individuali e collettivi viene prorogato fino a tutto giugno. Poi, sino al temine del mese di ottobre è previsto un ulteriore divieto ai licenziamenti per le aziende che usufruiscono del trattamento della cassa integrazione Covid. Vengono riproposte le eccezioni previste dall'ultima legge di bilancio, per esempio nel caso di un'azienda che cessi la propria attività. Inoltre, fino al 31 dicembre non sarà necessario aver lavorato almeno 30 giorni negli ultimi 12 mesi per ottenere la Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione.

Ultimo aggiornamento 24 marzo 2021
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