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STATISTICA - Cultura&Creatività: è di 1.184.000.000 di euro il valore generato dalle imprese

A Varese pesa di più che nella media nazionale: è il sistema produttivo costituito dalle imprese che operano nei settori della cultura e della creatività. È questo il primo dato che emerge da un’analisi condotta dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio - disponibile sul portale statistico www.osserva-varese.it - partendo dal rapporto di Unioncamere che ricostruisce la filiera del comparto per tutte le provincie italiane. E ciò in riferimento alla numerosità delle imprese attive, agli occupati e al valore aggiunto prodotto.

Assommando sul nostro territorio circa 4.800 imprese, pari al 7,8% del totale di quelle attive al Registro tenuto dalla Camera di Commercio, il sistema Cultura&Creatività varesino ha un’incidenza maggiore rispetto al valore italiano, che è del 6,7%.

Se nel nostro paese il valore aggiunto prodotto dalla filiera delle imprese della cultura raggiunge i 90 miliardi di euro, a Varese tocchiamo 1 miliardo e 184 milioni. Una cifra pari al 5,0% del totale del valore aggiunto creato dalle 62mila imprese che operano sul nostro territorio. Questo colloca la provincia di Varese al 33° posto nella relativa classifica italiana.

Di particolare interesse risulta poi la circostanza che la filiera mostra una tendenza alla crescita: in Italia, il sistema imprenditoriale del comparto registra infatti un’espansione del valore aggiunto dello 0,8% tra il 2011 e il 2016, mentre a Varese, nello stesso lasso di tempo, l’incremento è stato del 3%.

Non meno importanti i dati sull’occupazione: qui Varese si posiziona al 30° posto nella graduatoria nazionale con 20.500 occupati, pari al 5,8% del totale provinciale degli uomini e delle donne con un lavoro. In Italia invece le persone impiegate nelle imprese culturali sono 1.495.000, corrispondenti al 6% degli occupati complessivi.

Resta da precisare che nel rapporto di Unioncamere, da cui trae origine l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Varese, sono state prese in considerazione imprese appartenenti a diversi ambiti. Il primo è quello delle industrie culturali in senso stretto, comprendenti il cinema, la televisione, l’editoria e l’area musicale. Il secondo è quello delle industrie creative quali l’architettura, l’alimentazione, la comunicazione oltre alle attività collegate al made in Italy che puntano sul design e lo stile e vengono svolte anche in forma artigianale, come nel caso dell’artigianato artistico. Il terzo ambito è invece connesso alle attività, svolte sempre in forma d’impresa, aventi a che fare con la conservazione, la fruizione e la messa a valore del patrimonio storico-artistico-architettonico. Sono poi state prese in considerazione le “performing arts” e le arti visive, cui s’aggiunge la dimensione “creative driven”. In quest’ultima confluiscono le attività economiche non appartenenti al “core culturale”, ma soggette a processi di culturalizzazione: dalla moda fino alla manifattura evoluta.

Ultimo aggiornamento 11 luglio 2018
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